SINERGIA COLLETTIVA E DESIGN COME PRATICA RELAZIONALE

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COLLECTIVE SYNERGY AND DESIGN AS A RELATIONAL PRACTIC

Intervista a Sara RicciardiSara Ricciardi

Sara Ricciardi (ph. © Laura Baiardini)

Nella sua pratica creativa, la poliedrica designer Sara Ricciardi ha dimostrato un'abilità unica nel combinare innovazione con empatia, creando spazi e oggetti che comunicano profondamente con l'utente. 

Qual è il tuo processo per instaurare questo dialogo emotivo attraverso il design, e come valuti l'impatto emotivo dei tuoi progetti prima che prendano forma definitiva?

La creazione nasce sempre da una formula narrativa, una dedica, un racconto che vuole suggestionare un concetto nell’altro e soprattutto completarsi tramite l’altro. Non si è se non in rapporto con gli altri. E quindi il design per me non è che uno strumento per veicolare messaggi per poter creare storie che inneschino reazioni emotive. Questo processo determina un’interessante struttura empatica con il mio pubblico che sceglie i miei oggetti o le mie installazioni per mettersi in discussione nella formula magica narrativa.

Sara Ricciardi. Hypernova. (ph. © Andrea Veroni)

Sara Ricciardi. Hypernova.  (ph. © Andrea Veroni

Come concepisci l'integrazione tra design e performance e quale valore aggiunto pensi che la performance apporti all'esperienza del design?

La performance è sinestetica, crea un habitat tridimensionale, fatto di materia ed emozione, in cui tutti i sensi sono chiamati a partecipare, dove innescare processi emotivi su più scale, sonore, olfattive, materiche, luminose. La amo molto, perché crea immediato coinvolgimento e partecipazione. Il design è un mondo straordinario fatto di oggetti e progetti, di spazi e installazioni, però l’aspetto teatrale-performativo instilla la magia della vita, dell’incrocio vivo di sguardi in cui il pubblico, l’insieme, è altro momento vivo e partecipe.

Arcipelago Urbano workshop (ph.Attilio Cusani
Sara Ricciardi. Arcipelago Urbano workshop (ph. © Attilio Cusani)

Sinergia collettiva e il design come pratica relazionale è il tema di un tuo recente talk. Quali sono le sfide che vedi e le prospettive, quale il ruolo dei designer e dei creativi rispetto alla necessità di una progettazione che “concepisca progetti basati sulla consapevolezza e la diversità di idee, coinvolgendo attivamente i cittadini nel processo di progettazione”?

Il designer può essere non solo un progettista di oggetti e spazi, ma un facilitatore di flussi e competenze umane che raggruppate possono dar vita a progetti collettivi per il proprio territorio. Credo moltissimo nell’incentivare le pratiche dal basso ovvero dall’insieme delle comunità che dedicano il loro tempo e le loro forze all’esercizio del “bene comune” - rigenerazione degli spazi (piazze, scuole, condomini, giardini, etc…) e umana - dei rapporti di vicinato, di ascolto, anche di scontro, per trovare azioni diplomatiche per raggiungere lo scopo condiviso del viver bene. Con fantasia, il designer oggi può inventarsi strumenti di dialogo, di apertura, di co-progettazione e decretare la salvaguardia delle biodiversità in ascolto per la cooperazione progettuale sociale.

Sara Ricciardi_ph Amir Farzad_courtesy5VIE

Sara Ricciardi. Human Mandala. (ph. ©  Amir Farzad) Courtesy 5VIE

Potresti parlarci della 'dinamica della meraviglia'? Di come quest'idea influenzi la tua visione del design e di come cerchi di incorporarla nei tuoi progetti, specialmente in contesti come la Milano Design Week dove innovazione e attenzione si intrecciano costantemente?

La meraviglia è sempre nello sguardo di chi guarda. Mi piace riuscire a scardinare l’ordinario impolverato tramite pratiche di psicogeografia e situazionismo, per cui ogni giorno mi esercito a tenere attivo lo sguardo limpido di chi sa restituire con entusiasmo il suo incantesimo, alle cose, agli spazi e anche alle persone. Meravigliarsi è una pratica che va allenata nel quotidiano, come un muscolo a cui far fare dei pesi per ingrandirsi ed è lo strumento ideale per generare leve emozionali nel pubblico. In primis quando progetto è sempre una dedica, un atto d’amore, voglio suscitare emozione meravigliosa in me e negli altri e per questo il progetto si chiede continuamente come fare a veicolare dei significati, che trainano anche dei passaggi pesanti, in una maniera meravigliosa che coinvolga le persone e le lasci sedotte, anche solo per un po’.

Sara Ricciardi. Sherazade. (ph. © Simon d'Exéa)

Sara Ricciardi. Sherazade. (ph. © Simon d'Exéa)

Il tuo approccio al design outdoor riflette un interesse per l'interazione tra natura, materiali e narrazione. Che identità e funzione dai agli spazi esterni? Come difendere lo spazio pubblico in un momento in cui assistiamo alla sua costante privatizzazione?

Obbligatorio è restare in difesa attiva dei propri spazi, porsi sempre in una situazione dialogante sia con la parte politica che con la pluralità sociale cittadina per capire come il paesaggio muta e si trasforma. Naturalmente questo vuol dire saper essere dei cittadini attivi a salvaguardia dei diritti e degli spazi pubblici, aggrediti sempre di più dal marketing violento del soldo imperante che trasforma ogni cosa in un mungitoio di denaro. La città deve garantire necessariamente lo spazio dello stare libero, dell’ozio, della cura, del verde, del camminare, del giocare, dell’amare, del leggere, del deambulare, dell’incontrarsi in un insieme. Lo deve fare a livello politico e sociale e soprattutto è una pratica sempre attiva e sempre in ascolto delle trasformazioni generazionali. I necessari Healing Gardens limitrofi a scuole e interni agli ospedali, ad esempio, devono essere garantiti e la loro costruzione può anche avvenire con pratiche dal basso per stimolare ancor più un senso di appartenenza.

L’îLe de Serge (ph. © Defino Sisto Legnani).

Sara Ricciardi. L’îLe de Serge (ph. © Defino Sisto Legnani).

Al fuorisalone 2019 hai progettato 'L’île de Serge', un'esperienza immersiva per i visitatori. In che modo hai inteso coinvolgere il pubblico con l'installazione, e quale feedback hai ricevuto? Inoltre, considerando l'importanza della sostenibilità nel design outdoor, quali considerazioni hai fatto per assicurare che il progetto avesse un impatto ambientale positivo o neutro?

L'île de Serge è stata un’installazione per il fuorisalone di Milano per l’azienda di tessuti da esterni Serge Ferrari. Come sempre sono andata in loco ad analizzare i processi aziendali - scoprendo i vari reparti dell’azienda, particolarmente attenta alla filiera produttiva, alla realizzazione di materiali iper durevoli nel tempo, usati in architettura o per installazioni artistiche urbane, garantendone il recupero a fine vita e completandone il processo di trasformazione. Questo mi ha portato a ideare un’isola, costruita con i loro tessuti, una provocazione all’immaginario delle terrificanti isole di plastica che imperano nei nostri oceani, con un vulcano centrale in polimeri e una serie di palme e piante naturali popolate da una fauna animale digitalizzata che si rimpossessa di tutto. Per me il tema focale, in questo linguaggio misto, era far capire che oggi non è un materiale a rappresentare il problema, come ad esempio si pensa della plastica in quanto tale, ma il suo tempo di durata, la sua durevolezza e il suo smaltimento e il nostro potere di acquisto, che nell’era fast consuming contemporanea produce il quantitativo catastrofico di immondizia che ci circonda. Le persone hanno molto amato arrivare in questa isola bizzarra per distendersi e restare in questa bruciante e colorata verità.

Caciara Mobile workshop.

Caciara Mobile workshop.

Parlaci dei tuoi progetti legati all’outdoor e se hai delle novità in questo ambito.

Al festival Concentrico di Logroño in Spagna, dal 24 aprile al 1° maggio, realizzeremo l’installazione effimera Razzle Dazzle, un grande trampolino elastico colorato a forma di nave che approda frontalmente alla cattedrale della città. Sarà una palestra outdoor per tenere le persone attive tramite esercizi di parkour. Credo molto alle installazioni pubbliche urbane, immediatamente attivabili e sperimentali dai cittadini. Mi piace che si viva la città intera come un museo diffuso, una casa allargata, una scuola a cielo aperto. Interpretarla e viverla cambiando continuamente la prospettiva del nostro sguardo su di essa. E volendole tanto tanto bene. E poi, stiamo ristrutturando una lamia, un'antica costruzione rurale in Puglia nella meravigliosa Valle d’Itria, un luogo in cui la terra rossa, gli ulivi, le piante grasse, il tufo, la calce ci stanno suggerendo come progettare la tranquillità dello stare, la potenza del tempo lento, il mangiare fuori nel pergolato insieme, la piscina, il grande fuoco esterno che scalda. I lavori prenderanno vita da settembre 2024.